Perché nasciamo

Nostro figlio ci ha cambiato la vita. Dopo che se n’è andato, volatilizzato all’improvviso, ci sta facendo accorgere di quel silenzio che pesa nella realtà di questa ultima giovane generazione a cui tanto si chiede ma alla quale ben poco si dà.

I “vecchi” modelli intrisi di valore e morale a cui tanto ci si atteneva nel passato, li ha mangiati da tempo questo “tempo di produzione estrema” che sgomita per assecondare il  potere e l’accumulo di denaro. 

Sì, è un tempo sordo che partorisce generazioni abbruttite perché dimenticate e abbandonate a loro stesse. Senza riferimenti, senza stimoli, senza valide iniziative educative che possano mostrare al futuro adulto le infinite possibilità per la propria personale realizzazione.

Sì, personale realizzazione! 

Perché ognuno di noi è  unico, indispensabile, portatore di bellezza e talenti. 

Ma come si fa a imparare ad essere ciò che tu sei realmente all’interno di un contesto in cui devi a tutti i costi entrare a far parte della grande macchina della produzione… del falso benessere?

La mancanza di espressione interiore è la principale fonte della depressione e del disagio giovanile. 

Là dove si crea una breccia nella sensibilità del giovane, si insinua violentemente l’informazione sviante,  che vanno dalle pubblicità di beni materiali che nulla di buono portano all’interno della coscienza, a brani musicali che suggeriscono soldi facili e sballo come immagine di successo. Si aggiungono compagnie sbagliate nelle quali vengono richieste certe iniziazioni malsane per farne parte. L’adolescente ci scivola dentro, senza rendersene conto, poiché non possiede ancora l’esperienza della vita. E in breve, questa sua nuova realtà, si tramuta in un gioco di autodistruzione.

L’abuso di sostanze fra loro mixate non si limitano ad alcool e stupefacenti, bensì s’avvalgono di medicamenti, legali e “troppo” facilmente distribuiti, che mal approcciati portano a vere e proprie dipendenze. E l’età di questo genere di esperienze si sta abbassando spaventosamente.

Smettiamo di incolpare il genitore d’aver fallito come educatore. La famiglia è il primo gruppo formativo che opera all’educazione di un figlio, ma nel momento in cui il bambino mette piede fuori casa per frequentare ambienti sociali e istituzioni subentra nel ruolo educativo, in modo incisivo, tutto ciò che incontra. 

Il genitore resta all’oscuro di molti fatti e all’improvviso si trova a confrontarsi con dei malumori che manifestano già una situazione grave, perché i condizionamenti sono ovunque e non danno tregua all’adolescente che faticosamente sta cercando di costruirsi un’identità. La sua personalità è ancora un’essenza acerba e profondamente plasmabile. Quindi un ambiente familiare sereno, in questo tempo, non è più sufficiente a proteggerlo. 

Osserviamo piuttosto nella realtà esterna la non-azione di chi i giovani li dovrebbe invogliare, coinvolgere, indirizzare. Assistiamo a tentativi infruttuosi, scarnati dall’empatia e dall’entusiasmo di pratiche meccaniche e burocratiche che non nutrono interiormente il giovane per ispirargli una sana motivazione.

Le cure classiche proposte, per lo più psicoterapiche, molto spesso non si rivelano efficienti, e si aggiungono certe regole legislative riguardanti la privacy che non le rendono collaborative con i genitori, congestionando ancora di più il tragico vissuto.

Negli ultimi tempi stiamo assistendo a decessi di adolescenti, molti nemmeno sfiorano la maggiore età, accomunati da circostanze simili se non identiche, ma se ne legge appena un accenno in qualche giornale secondario.


Vogliamo ancora dirci che va tutto bene?

Come può esistere un adolescente non curioso, apatico, depresso, quando per legge naturale questa è l’età più fervida che porta l’impulso di maggior energia vitale e spensieratezza?

C’è qualcosa che non funziona!

Qualcosa di grave sta avvenendo nella nostra realtà, fra le nostre strade, nelle nostre case, e non ce ne accorgiamo. C’è una grande sofferenza inespressa che si nasconde all’ombra dei social e dall’apparente appagamento dei beni materiali.

Noi tutti abbiamo il dovere di prendere visione della realtà attuale e “occuparcene”. Abbiamo il dovere, nel nostro piccolo, di seguire con maggiore presenza l’educazione generale dei nostri figli, la quale sta svuotandosi di valori e rettitudine.

I nostri giovani sono il futuro! 

Impegniamoci a dar loro modo di sviluppare un’immagine positiva di sé, che operi nel rispetto e nell’armonia di ogni cosa. Impegniamoci a far decadere l’immagine artificiale e falsata di quel pensiero manipolato, dietro a cui si nasconde l’intento unico del profitto.

Questa Associazione che nostro figlio ha ispirato chiede alle persone di mettersi una mano sul cuore e di iniziare ad agire insieme in modo attivo per cambiare l’atmosfera in cui crescere i nostri figli.

Insieme creiamo forza. insieme faremo la differenza.